Aurora ha scoperto le lucciole.

E’ accaduto qualche sera fa, al termine di una passeggiata nella campagna col frinire dei grilli a distesa. Arianna credo ne avesse già avuta qualche esperienza, ma non in modo così spettacolare. La scarpata, lungo la strada d’accesso alla cascina, era punteggiata da tante minuscole presenze, radunate a piccoli gruppi, tutte impegnate in danze lente e misteriose. Il pensiero m’è volato a Sciascia e al suo “L’affaire Moro” a cui non posso non tornare ogni tanto, uno dei libri della mia formazione. Nell’incipit Sciascia intrattiene un dialogo fuori dal tempo con Pasolini – «Pasolini ormai fuori del tempo ma non ancora» –, il Pasolini della Scomparsa delle lucciole, l’articolo oggi reperibile nelle “Lettere luterane”:
«Poiché sono uno scrittore, e scrivo in polemica, o almeno discuto, con altri scrittori, mi si lasci dare una definizione di carattere poetico-letterario di quel fenomeno che è successo in Italia una decina di anni fa. Ciò servirà a semplificare e ad abbreviare il nostro discorso (e probabilmente a capirlo anche meglio). Nei primi anni sessanta, a causa dell’inquinamento dell’aria, e, soprattutto, in campagna, a causa dell’inquinamento dell’acqua (gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti) sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulmineo e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c’erano più. (Sono ora un ricordo, abbastanza straziante, del passato: e un uomo anziano che abbia un tale ricordo, non può riconoscere nei nuovi giovani se stesso giovane, e dunque non può più avere i bei rimpianti di una volta). Quel “qualcosa” che è accaduto una decina di anni fa lo chiamerò dunque “scomparsa delle lucciole”».
E proseguiva Pasolini con un veemente pamphlet contro quello che definiva “regime democristiano”: dunque le lucciole e la loro scomparsa elevate a simbolo, a immagine. E a Pasolini Sciascia rispondeva ne “L’affaire Moro”:
«Le lucciole che credevi scomparse, cominciano a tornare. Ne ho vista una ieri sera, dopo tanti anni. Ed è stato così anche con i grilli: per quattro o cinque anni non li ho sentiti, ora le notti sono sterminatamente gremite del loro frinire».
Moro era morto da pochi mesi, Pasolini da tre anni.
In Pasolini la scomparsa delle lucciole è immagine di quella modernità contro cui si scaglia, che nell’avvento dell’industrializzazione, nell’aggressione dell’inquinamento, aveva spazzato via la civiltà contadina e la cultura delle classi popolari, tramandata di generazione in generazione, soprattutto oralmente. L’aveva narrato nella “Trilogia della vita”. E nel mutamento dei tempi persino la sessualità da piacere, da esaltazione delle libertà, inno alla vita appunto, virava a strumento di potere e di violenza. Ma la Scomparsa delle lucciole, nelle “Lettere luterane” di Pasolini, diventa soprattutto simbolo del passaggio di testimone dal potere politico al potere finanziario. Sciascia assume questa lettura di Pasolini per rappresentare Moro come l’unico leader che non s’era avveduto di questo cambio, o forse se n’era avveduto ma s’era attardato nelle stanze della politica ormai svuotate e sgombre, e per questo era stato punito.
A dispetto di Sciascia – «Era proprio una lucciola, nella crepa del muro. Ne ebbi una gioia intensa. E come doppia. E come sdoppiata. La gioia di un tempo ritrovato, l’infanzia, i ricordi, questo stesso luogo ora silenzioso, pieno di voci e giuochi, e di un tempo da trovare, da inventare» – a dispetto di Sciascia e anche, più prosaicamente, di Jovanotti – «son tornate le lucciole a Roma nei parchi del centro l’estate profuma» –, le lucciole in città s’incontrano di rado, si aggirano spaesate e solitarie per i parchi cittadini e sono fortunati quei bambini di città che riescono a farne esperienza. Ma sono sempre incontri spauriti, isolati. Le campagne invece, se non sono state troppo sfregiate dai pesticidi, permettono ancora di ammirare questo spettacolo. L’altra sera Aurora era stupita e affascinata, Arianna era divertita dallo stupore della sorella, e io mi sono ricordato che la bellezza s’accompagna sempre allo stupore.

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