Le notti si fanno chiare

Che la primavera arriva lo capisci dai primi fiori, le piccole viole sul prato, il mio melo selvatico che fra qualche giorno mi accoglierà coi suoi fiori rossi all’ingresso della cascina. Lo capisci dalle gemme che punteggiano gli alberi e fanno intuire i frutti dell’estate. Dal tepore di certi pomeriggi, quando vorrei avere il tempo di sostare al sole e chiudere gli occhi, ma il tempo manca sempre e devo correre. E da un’aria sottile che t’invade i polmoni, piena di vita, e se sei fortunato, puoi avvertirla persino a febbraio, passata la Merla.
Ma se vivi in cascina, in mezzo alla grande pianura, avverti la primavera che arriva anche per le notti chiare, quando il gelo è ormai un ricordo e la cascina pare galleggiare nell’oscurità. Le luci occasionali della strada si confondono con le stelle, le nubi grigie riflettono chiarori remoti e la cascina pare un’astronave che si addentra nelle costellazioni. Tutt’attorno le altre case, cascine, costruzioni in rovina, come arcaiche navi spaziali. E le chiuse e i macchinari arrugginiti, tracce fatiscenti e bellissime che l’uomo ha lasciato sul grande fiume, come tanti relitti. E la cascina che si addentra nella Via Lattea, nel silenzio della notte, mi dice che questa navigazione che si perde nel tempo e nello spazio, è fugace, e tuttavia mi permette di non smarrire un senso.

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