Grappoli d’uva

All’arrivo in cascina, la prima volta, il proprietario era stato categorico: «No guardi, questo filare di viti non fa più uva, sono anni ormai». E io m’ero un po’ rattristato, poiché fra prugni e albicocchi, il ciliegio, le mele rigogliose e le giuggiole, il filare di viti insterilito m’era parso un presagio triste. «Ma il resto vedrà, vedrà che frutti! Questa è terra buona, terra del Po…», aveva cercato di rimediare il proprietario, indovinando la mia delusione. E così, quello stesso giorno, dopo essermi deciso ad acquistare la cascina, m’ero pure intestardito: quel filare di viti doveva tornare a fare uva. L’inverno successivo avevo fatto potare con attenzione il filare. A primavera ancora non abitavo la cascina e tuttavia le viti sterili erano state la mia preoccupazione: avevo smosso il terreno, avevo irrigato, le avevo trattate col rame, una a una, foglia per foglia, e poi, ogni volta che tornavo, avevo spiato la loro crescita, le piante che si risvegliavano, i tralci che si stendevano promettenti, il fogliame lucente che si moltiplicava generoso. E alla fine non era successo niente, nemmeno un grappolo, un acino, nulla. La seconda estate m’aveva trovato ormai in cascina: m’ero trasferito da quasi un anno, avevo già scoperto i silenzi dell’inverno e il risveglio gioioso della natura a primavera, e quell’estate ero riuscito a far fruttificare pure il pesco vetusto, raccogliendo frutti dolcissimi, seppur segnati da una maturazione repentina. La terra l’avevo provata e il proprietario aveva ragione: qualsiasi cosa piantassi fruttificava. Le viti ancora niente. Avevo chiesto consiglio a qualche amico, avevo cercato sul web, avevo cambiato concime, avevo continuato a curarle con ostinazione.
Poi un pomeriggio di quest’estate, attraversando il terreno tutto coperto per la consueta visita alle arnie, ero stato attratto da qualcosa di scuro, una macchia violacea nel fogliame. Mi ero avvicinato, avevo tolto la maschera di apicultore, incredulo: i grappoli erano là, nascosti dal fogliame rilucente al sole, ancora giovani, eppure già promettenti. Oggi abbiamo cominciato a raccoglierli, dolcissimi, consistenti, già maturi per le temperature tropicali di queste settimane. Prima di avvicinarci al filare ho parlato ad Aurora della vendemmia, e lei, chissà perché, mi ha avvisato che dovevamo togliere le birkenstock e avvicinarci piano. Così, camminando scalzi sull’erba soffice, nell’afa del pomeriggio, ci siamo avvicinati, abbiamo ammirato i grappoli uno a uno, e li abbiamo raccolti. E io mi sono ricordato che due anni fa, proprio in questi giorni, cambiavo vita e venivo a vivere alla Cascina della pace.

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