Visita al Consorzio di bonifica di Sermide

In occasione delle Giornate FAI di primavera, ho visitato il Consorzio di bonifica terre dei Gonzaga, a Sermide: uno stabilimento idrovoro risalente al principio del ‘900 che con l’ausilio di enormi caldaie a carbone e, più tardi, di turbine a gasolio, aveva la funzione di captare le acque dei canali a sud del Po e di bonificare le terre estese a est del Secchia. Venivano bonificati in questo modo 700 km di canali. Almeno 20 i comuni serviti.

Il Consorzio svolge ancora la propria attività ovviamente con attrezzature moderne, strumentazioni ben più efficaci. La struttura che abbiamo visitato, invece, è un tipico esempio di immobile industriale di fine ‘800, inizio ‘900: capannoni coi pavimenti in graniglia veneziana, lampade e decorazioni in Art Déco, stucchi alle pareti. Eppure in quei locali veniva spalato il carbone, si raggiungevano temperature elevate sia d’inverno che d’estate, e il lavoro che vi si svolgeva era duro, faticoso, oggi diremmo usurante.
In questi stessi giorni è terminato il mio mandato parlamentare e avrei dovuto riprendere servizio nell’azienda per cui lavoravo un tempo, l’Azienda speciale di Desenzano del Garda, dove appunto ero collocato in aspettativa per mandato parlamentare. Mi è stato comunicato che il mio inquadramento e la mansione da me svolti “non sono più conferenti con le necessità aziendali”. E sono stato licenziato, licenziamento per giustificato motivo oggettivo. L’eventuale ricorso avanti al giudice del lavoro contro la decisione dell’azienda, per una nota disciplina risalente a 60 anni fa, non mi avrebbe permesso il reintegro sul posto di lavoro, e così ho accettato l’accordo conciliativo che mi è stato proposto. E adesso sono in cerca di lavoro. Se penso però al lavoro fatto in quell’Azienda, fino a quando vi ho lavorato, se penso ai controlli certosini, quotidiani sugli incassi dei parcheggi comunali gestiti, all’impegno perché le farmacie comunali potessero erogare un autentico servizio pubblico, ai bilanci complessi da presentare in CdA, alla gestione attenta del cash flow, allo scrupolo nel maneggiare il denaro pubblico, persino alle deviazioni di chiamata dall’ufficio al cellulare privato pure durante le ferie perché mi pareva giusto così; se penso a tutto questo, mi viene in mente quell’enorme capannone costruito con gli stucchi alle pareti e i marmi ricercati. Oggi non si concepirebbe più una cosa simile, ma al principio del ‘900, mi piace pensare, nonostante lo sfruttamento del lavoro, l’assenza di tutele, le lotte sindacali che ancora dovevano venire, nonostante tutto questo, il lavoro era ancora concepito come una cosa per l’uomo: il lavoro per l’uomo, non il contrario. E dunque anche il luogo dove quel lavoro veniva svolto, doveva essere una sorta di tempio, doveva possedere una sua austera eleganza. Ecco: se penso al lavoro che ho svolto nell’Azienda che adesso mi ha licenziato, mi pare che assomigli a quegli stucchi e a quelle decorazioni Art Déco, e sono fiero di quanto ho fatto.

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