Pare che Schliemann da bambino fosse talmente appassionato di Omero e dei Poemi omerici, da leggere Iliade e Odissea come noi, bambini, leggevamo i nostri fumetti preferiti. Ma quello era Schliemann: non s’incontra a ogni angolo uno Schliemann. E dunque mi sono sempre chiesto se sia davvero possibile avvicinarsi ai grandi classici, come a una qualsiasi opera di narrativa. E’ quello che ho tentato di fare anni dopo la fine del Liceo, quando ho ripreso in mano nientemeno che la Commedia dantesca: letta tutta quanta, verso dopo verso, nota dopo nota. Ovviamente questa non può essere la sede adatta per scrivere della Divina Commedia. Non ricordo nemmeno cosa m’indusse a riprendere in mano il poema dantesco. Forse una sfida con me stesso, forse un momento di follia, magari la fuga da qualche difficile esame universitario, o chissà che altro. Quello che feci, però, fu proprio leggere il poema come un’opera di narrativa, un monumentale fantasy, per quanto nobile ed elevato; addentrarmi nella scoperta delle terzine, come si tenta di decifrare un manoscritto misterioso; appassionarmi a quella strana geografia medievale della terra e dell’universo, che è sottesa al racconto; e poi indagare quella giungla di personaggi storici che Dante narra di aver incontrato nel suo viaggio; e infine scoprire la musica dei versi, giacché tutto quanto il poema in realtà ha una sua musicalità, è musica. Delle tre cantiche quella che più ho amato è l’Inferno, dove credo che più si mostri Dante in tutta la sua umanità. L’episodio che più ho amato è l’incontro con Paolo Malatesta e Francesca da Polenta. Conclusa la lettura del Poema molti mesi dopo, lettura attenta, concentrata, un po’ per volta, giorno dopo giorno, senza dimenticare un approfondimento, una nota, un rimando storico, un riferimento letterario o artistico, mi rimase una sorta di nostalgia. E mi ripromisi di tornare a leggerla ancora, magari non più nella sua linearità, ma seguendo stavolta i tanti piani di lettura che l’opera possiede. Non l’ho più fatto. Ma in questi trent’anni le sue terzine più celebri, i suoi episodi più curiosi, i versi più musicali mi hanno sempre fatto compagnia, senza intenti didascalici, senza dettami morali, ma solo come un meraviglioso labirinto di poesia e di musica in cui smarrirsi.

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