Era rimasto sulla gradinata dell’ingresso…

… Era rimasto sulla gradinata dell’ingresso con la pelliccia gettata su una spalla. Col braccio libero serrava stretta una delle esili colonnine della balaustra, come volesse strozzarla. Tutta la sua anima era fissa a un punto lontano nello spazio. Laggiù, per un certo tratto, la strada che s’inerpicava sul monte si apriva alla vista in mezzo ad alcune betulle solitarie. Vi cadeva in quel momento la luce del sole basso, vicino al tramonto. Laggiù, in quella striscia illuminata, doveva apparire da un momento all’altro la slitta lanciata a tutta corsa, sbucando dal valloncello poco profondo, dove era scomparsa.
“Addio, addio”, ripeteva, in attesa di quell’istante, immemore di sé, con voce priva di suono, come strappandosi dal petto quelle parole che risuonavano appena nell’aria gelida. “Addio, addio, unico amore mio, perduto per sempre!”
“Eccoli! Eccoli,” mormorò con un’ansia febbrile, le labbra esangui e aride, quando la slitta volò su come una freccia superando una dopo l’altra le betulle e cominciò a rallentare e, oh! felicità, accanto all’ultima si fermò.
Il suo cuore batté, batté, gli tremarono le gambe e per l’emozione si sentì diventare tutto inerte, afflosciato come la pelliccia che gli scivolava dalla spalla. “Oh, Dio, hai deciso dunque di restituirmela! Che è successo laggiù? Che succede in quella lontana striscia di sole? Qual è la ragione? Perché si sono fermati? No! E’ finita. Si muovono. Sono ripartiti. Certo è stata lei che ha voluto fermarsi un momento, per guardare ancora una volta la casa, per dirle addio con lo sguardo, o, forse ha voluto accertarsi se lui non era già per strada, se non si stava precipitando a inseguirli. Partiti. Partiti. …

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