L’inverno alle porte

A dispetto del calendario, l’inverno pare già alle porte. Nei prossimi giorni le temperature crolleranno di 10-15 gradi, le minime si stabilizzeranno intorno allo 0. Le piante grasse sono al sicuro. Coperte le grandi aloe, ricoverate quelle nate quest’estate. Spostate a sud le agavi. Attenderò ancora qualche settimana per la potatura delle rose che sono ancora in fiore. Poi sarà il turno di glicini e lavande. Le ortensie no, nessuna potatura, solo una spuntatina: più brutte sono d’inverno, più risplendono a primavera.

Gli alberi da frutta hanno ormai perso le foglie. Solo il grande fico s’attarda ancora e prova a resistere, ma è questione di qualche giorno. Qualche giorno appena, poi anch’egli alzerà i suoi rami al cielo, come una preghiera muta, spoglio, addormentato, sognando l’estate che verrà. E’ tempo di rimetter mano al pellet, di accendere le stufe, di tornare alle abitudini care dell’inverno, le confetture e le conserve che sanno dei pomeriggi d’estate, e poi i libri compagni di vita, la musica che si spande per la cascina, di stanza in stanza, e gli affetti cari che si rinsaldano. Eppure là fuori, fuori dalla cascina, le cose vanno male: il morbo della razza, l’eredità oscura del ‘900, torna a diffondersi nel Paese; l’economia del Paese è messa a rischio da scelte folli; ma peggio di tutto è l’indifferenza. L’indifferenza che attende sempre i giorni più oscuri. E tutto, le luci calde dell’inverno, le serate tranquille, i libri, persino gli affetti cari, tutto pare impallidire davanti all’odio. E’ tempo di una nuova resistenza.

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