L’aurora tarda a spuntare

E’ sopraggiunta la prima gelata di stagione. Al risveglio i campi si presentavano ammantati di ghiaccio. Il pensiero m’è andato alle api rintanate nelle arnie, intente a scaldarsi a vicenda e tutte quante a scaldare la regina, la madre di tutte loro. Avranno immagazzinato abbastanza scorte? Nei prossimi giorni farò una ricognizione. Le ortensie levano i loro rami desolati, e paiono in questa stagione emblema di sonno e abbandono, almeno quanto in primavera si faranno celebrazione giocosa della vita. Gli alberi sono ormai spogli, pronti a esser potati. Su tutti domina il grande abete rosso, dalla cui cima si deve scorgere il Po, di là dalla golena. Dalla sua melata le api quest’estate hanno prodotto un delizioso miele: miele di melata di abete rosso, niente di più salutare contro i raffreddori.

Anni fa pubblicai questa foto, a ricordo di un’altra grande gelata: il grande prugno in primo piano, un mare di ghiaccio tutt’attorno e le dita rosate dell’aurora in lontananza. E scrissi di getto: “…pure dentro il più rigido inverno c’è una promessa di primavera…” Ci credo ancora, ma sempre più a fatica. La notte si è fatta oscura e l’aurora tarda a spuntare.

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