La burrasca ha lasciato
sull’erba
fili di pino, aghi,
e il sole nella coda del vento.
Un azzurro marcato
riempie il cielo.

Oh giorno pieno,
oh frutto
dello spazio,
il mio corpo è una coppa
in cui la luce e l’aria
cadono come cascate.
Tocco
l’acqua del mare.
Sapore
di fuoco verde,
di bacio vasto e amaro
hanno le onde nuove
di questo giorno.
Intrecciano la loro trama d’oro
le cicale
nell’altezza sonora.
La bocca della vita
bacia la mia bocca.
Vivo,
amo
e sono amato. Continue reading “Io sono il giorno, sono la luce”

Marion: «Tu hai bisogno di me. Tu avrai bisogno di me. Non c’è storia più grande della nostra, quella mia e tua, dell’uomo e della donna. Sarà una storia di giganti, invisibili, riproducibili. Sarà una storia di nuovi progenitori. Continue reading “Io ora so ciò che nessun angelo sa”

Cara, gettiamo lontano le vesti,
così, nudo contro nudo, il mio corpo
s’allacci al tuo. Ma togli ogni cosa: anche
la tunica leggera è una muraglia
di Semiramide. Il tuo petto unito
al mio, le labbra alle labbra. E silenzio
sul resto. Odio le lingue troppo sciolte.

Paolo Silenziario
Antologia Palatina – liber V, 252
(trad. Salvatore Quasimodo)

Svernare

(…)

Sopravviverà l’alveare, riusciranno i gladioli
a conservare in vita i loro fuochi
per entrare in un nuovo anno?
Che sapore avranno le rose di Natale?
Le api volano. Sentono il sapore della primavera.

Sylvia Plath

«Come mai prima non lo vedevo questo cielo sublime?»

«Che cos’è? Sto cadendo? Le mie gambe si piegano…» pensò; e cadde supino. Spalancò gli occhi per cercar di vedere come si fosse conclusa la lotta dei francesi con gli artiglieri, e sapere se l’artigliere dai capelli rossi era stato ucciso o no, e se i cannoni erano stati catturati o messi in salvo. Ma non vide nulla. Sopra di lui non c’era già più nulla se non il cielo: un cielo alto, non limpido e tuttavia di un’altezza incommensurabile, con grigie nuvole che vi fluttuavano silenziose. «Che silenzio, che calma, che solennità! Com’è tutto diverso da quando correvo,» pensò il principe Andrej; «com’è diverso da quando noi correvamo, gridavamo e ci battevamo; com’è diverso dalla scena del francese e dell’artigliere che si strappavano lo scovolo con le facce stravolte e furibonde. Come sono diverse queste nuvole che corrono nel cielo alto e sconfinato. Come mai prima non lo vedevo questo cielo sublime? E come sono felice d’averlo finalmente conosciuto. Sì! tutto è vano, tutto è inganno al di fuori di questo cielo infinito. Nulla, nulla esiste all’infuori di esso. Ma neppure esso esiste, non esiste nulla tranne il silenzio, tranne la quiete. E che Dio sia lodato!…» (…)

Continue reading “«Come mai prima non lo vedevo questo cielo sublime?»”

Creato su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: